domenica 8 aprile 2012

Le ragioni della rivelazione dei versetti 7-8 di Az-Zalzalah (Il Terremoto)


Questo versetto venne rivelato quando alcuni musulmani pensavano di non essere ricompensati per le piccole opere buone che facevano mentre altri pensavano di non essere puniti per i peccati facili che commettevano come la bugia, lo sparlare, il guardare e peccati simili e dicevano: "in vero Allah ha promesso il fuoco per i grandi peccati" e venne rivelato il versetto

"Chi avrà fatto [anche solo] il peso di un atomo di bene lo vedrà, e chi avrà fatto [anche solo] il peso di un atomo di male lo vedrà."

Tratto dal libro: Asbab al Nuzul (Le ragioni per le Rivelazioni) del Imam al Suiyuti 
Tradotto da Usama "Abul Asad" El Santawy

sabato 7 aprile 2012

Le ragioni della rivelazione di Al-Kâfirûn (I Miscredenti)


Al-Kâfirûn
(I Miscredenti) 

I Quraish offrirono a Rasul Allah (sallallahu alaihi wa sallam) soldi tanto da farlo diventare l'uomo più ricco di Mecca, gli dissero che poteva sposarsi le donne che avrebbe voluto e dissero: "Questo è per te o Muhammad ma tu devi smettere di insultare i nostri dei e non parlarne male e se non lo fai adora i nostri dei per un anno"
Il Profeta (saws) attese una rivelazione da Allah e scese: "Di’: O miscredenti!" fino alla fine della Surah e anche "Di': “O ignoranti, vorreste forse ordinarmi di adorare altri che Allah?”"

In un'altra narrazione viene riportato che i miscredenti di Quraish dissero al Profeta (saws): "Ti proponiamo di adorare i nostri dei per un anno e poi ritornare alla tua religione per un altro anno" e venne rivelato al Messaggero di Allah (saws) "Di’: O miscredenti!" fino alla fine della Surah.

In un'altra narrazione viene riportato che Al Walid bin al Mughira, al 'Aas bin Wa'il, al Aswad bin al Muttalib e Umaiyah bin Khalaf dissero al Messaggero di Allah (saws): "Oh Muhammad vieni e adora ciò che adoriamo e adoreremo ciò che adori e uniamoci noi e te in tutte le nostre questioni" e rivelò Allah: 

1. Di’: «O miscredenti!
2. Io non adoro quel che voi adorate
3. e voi non siete adoratori di quel che io adoro.
4. Io non sono adoratore di quel che voi avete adorato
5. e voi non siete adoratori di quel che io adoro:
6. a voi la vostra religione, a me la mia»


Tratto dal libro: Asbab al Nuzul (Le ragioni per le Rivelazioni) del Imam al Suiyuti 
Tradotto da Usama "Abul Asad" El Santawy

domenica 19 febbraio 2012

La maniera migliore per fare un du°a

Qual'è la maniera migliore per invocare Allah?

L'invocare Allah l'Altissimo è un atto di adorazione.

"Il vostro Signore ha detto: “InvocateMi, vi risponderò"

"Ad Allah appartengono i nomi più belli: invocateLo con quelli"

Quando invochiamo Allah dobbiamo chiederGli in modo accurato:

Se dobbiamo chiedere del Rizq (sostentamento) ad Allah allora chiediamo ad Allah al-Razzaq, se dobbiamo chiedere misericordia chiediamo ad ar-Rahman, ar-Rahim così se chiediamo il perdono chiediamo ad al-Ghafur ed al-Tawab per il pentimento e così via...

"Quando i Miei servi ti chiedono di Me, ebbene Io sono vicino! Rispondo all'appello di chi Mi chiama quando Mi invoca."

1) Avere fede completa in Allah;
2) Lodare e ringraziare Allah e pregare e benedire il Messaggero di Allah (sallallahu alaihi wa sallam) all'inizio dell'invocazione e alla fine;
3) Chiedere ad Allah per i Suoi Nomi ed Attributi;
4) Alzare le mani e chiedere ad Allah l'Altissimo;
5) Direzionarsi verso la Qibla;
6) Essere in stato di purità rituale;
7) Credere in Allah e averne la Certezza (Yaqeen);
8) Persistere nel du'a ed avere pazienza nel farlo e rifarlo;
9) Non mancare agli obblighi imposti da Allah e fare tante buone azioni;
10) Nell'invocare ci deve essere il cuore;
11) Chiedere ad Allah in tutti i momenti, sia quando siamo in difficoltà che quando siamo in tranquillità;
12) Chiedere ad Allah solamente;
13) Quando si fa du'a per gli altri, cominciare da se stessi;
14) Fare du'a come Allah l'Altissimo e il Profeta (sallallahu alaihi wa sallam) ci hanno insegnato e non apportare innovazioni nell'invocazione;
15) Fare l'invocazione con voce pacata e moderata;
16) Ripetere, preferibilmente, il du'a tre volte;
17) Non fare du'a contro se stessi, contro la famiglia, la salute, il benessere, contro i bambini, animali... Non maledire nessuno;
18) Riconoscere i propri peccati;
19) Quando senti una persona fare du'a, di "Amin";
20) Fai du'a per tutte le cose;
21) Fare buone azioni e chiedere ad Allah per le buone azioni operate;
22) Chiedere in abbondanza;
23) Fare du'a per tutti i musulmani;
24) Stare attenti a non fare troppe rime nelle invocazioni (da farle sembrare poesie);
25) Non chiedere nel du'a cose proibite o impossibili;
26) Fai du'a per questa vita e per la prossima;
27) Non mangiare Haram;

Importante è sempre l'intenzione (niyia) e di quanto la persona creda realmente ad Allah e confidi nelle parole del Suo Messaggero (sallallahu alaihi wa sallam).

Non tutte le cose elencate sono obbligatorie per rendere il du°a accettato o accettabile è Allah che accetta ciò che Egli vuole.

wallahu a'la wa a'lam 
Vostro fratello
Usama "Abul Asad" El Santawy

venerdì 10 febbraio 2012

Introduzione al Libro "I tre Principi"


BismiIllahi ArRahman ArRahim

In Ogni secolo, ci sarà un personaggio che rinnoverà la fede di questa Ummah. ("إن الله يبعث على رأس كل مائة عام من يصلح لهذه الأمة أمر دينها ) E' inizia così la lezione del fratello Usama, che si concentrerà Inshe'Allah sulla fede ovvero Al Iman Billah, quella che si può definire la colonna portante del nostro credo e di ogni credente, parlandone attraverso la lettura del libro “ I 3 Principi fondamentali” (الأصول الثلاثة ) del Imam Muhammad ibn Abd al-Wahhab rahimaho Allah.Tornando a discutere del Hadith con cui abbiamo inaugurato la lezione, è utile precisare che ci possa essere più di un personaggio, ognuno dei quali opera a livello di rinnovo su di un diverso tema o argomento nell'arco degli stessi 100 anni (qualcuno approfondisce Al Iman, qualcun altro Al 'Aqida, un altro ancora magari la Da'wa) . Dunque, si dice che proprio lui, il Imam Muhammad ibn Abd al-Wahhab rahimahu Allah, tra metà e fine 700, sia stato proprio il personaggio protagonista del rinnovo della fede della Ummah durante quel periodo di tempo.
Come prima lezione, si ritiene importante focalizzarsi sui 4 punti essenziali che cita il libro attorno a cui si discuterà del Iman, ovvero i passi da seguire per poter approfondire il nostro rapporto spirituale con Allah swt e accrescere isA il nostro amore per Allah e per il suo Messaggero Muhammad sAaws
  1. La CONOSCENZA ( Al 'Ilm العلم ) ovvero la conoscenza di Allah, del suo Profeta e dell'Islam mediante le prove (Corano, Sunna … الأخذ بالأدلة, la prima cosa da fare per un musulmano è andare alla ricerca di ogni cosa che riguarda la religione, piccola o grande che sia dimostrandone la veridicità e sapendone l'origine. (Mattoni)
  2. La PRATICA ( al 'Amal العمل ) ovvero mettere in atto la conoscenza acquisita come primo passo. ( usare i Mattoni per costruire )
  3. La DIVULGAZIONE ( al Daa'wa ila al 'Ilm الدعوة إلى العلم) ovvero diffondere la conoscenza acquisita (condividere con gli altri i mattoni, così che possano a loro volta costruire)
  4. La PAZIENZA ( al Sabr الصبر ) in un certo senso cosa che racchiude i punti sopracitati, chiunque venga a conoscenza di una cosa scomoda per certi, la pratica e addirittura cerca di diffonderla, non sarà per niente facile, sarà forse anche perseguitato e si vedrà chiudersi davanti le porte. La Sopportazione ( al Sabr 'ala al Aza )
Subhan Allah, questi 4 punti li troviamo racchiusi tutti in un'unica Sura: Surat Al 'Asr (1. Per il Tempo! 2. Invero l’uomo è in perdita, 3. eccetto coloro che credono e compiono il bene, vicendevolmente si raccomandano la verità e vicendevolmente si raccomandano la pazienza.)( coloro che credono --> la conoscenza (1) , compiono il bene --> la pratica (2) , Si raccomandano la verità --> la Daa'wa (3), Si raccomandano la pazienza --> la Pazienza (4)!)
(والعصر ، إن الإنسان لفي خسر إلا الذين آمنوا ، وعملوا الصالحات ، وتواصوا بالحق وتواصوا بالصبر)

Al Imam Al Shafi'i rahimahuAllah , disse che se Allah swt non avesse rivelato che questa Sura e questi versetti, sarebbe bastato per credenti. Meditiamo sull'importanza di questa Sura.
E dice Al Imam al Bukhari rahimahu Allah, che la conoscenza viene prima del dire e del fare
(bab al 'ilm qabl al qawl wal 'amal - باب العلم قبل القول و العمل ) diritto di colui con cui parliamo è di dire la verità, dunque stare molto attenti a cosa si diffonde e si predica.

È importante dunque applicare 3 principi, disse al Imam Mohammed Ibn Abdul Wahab rahimahuAllah

  1. Allah ci ha creati !! Ci da sostentamento, Rizq, Allah non ci abbandona mai, ci ha mandato il messaggero, per la nostra salvezza. Non basta essere musulmani per garantirsi il Paradiso però, bisogna seguire gli insegnamenti del Corano e del Rasul, come I Giudei che si divisero in 71 sette, i Cristiani in 72, e i Musulmani in 73 sette di cui 72 sono all'inferno ( non per sempre) e una sola in Paradiso, Hadith del Rasul, anche i musulmani per i peccati che commettono potrebbero dover fare una tappa all'inferno per scrollarsi di dosso i propri peccati per poi andare in Paradiso per la vita eterna isA.


  2. Al TAWHID, ovvero il monoteismo assoluto , il credere in Allah, l'Unico! Allah non ammette e non tollera che gli si associ qualcuno o qualcosa! Stare attenti a quella che è l'intercessione ( errore comune anche di alcune sette di musulmani) credere o santificare una persona credendo che abbi un qualche tipo di collegamento diretto/indiretto con Allah o qualche privilegio o potere , così che si inizia con il chiedere di fare il du'aa a questa persona affinchè Allah possa esaudire, per poi passare a chiedere direttamente a questa persona dimenticandoci di Allah, diventa shirk, associare ad Allah.


  3. Colui che obbedisce e segue il Profeta, applica il monoteismo puro, non deve mai sottomettersi o stringere forte amicizia con miscredenti. Punto molto dibattuto sopratutto per noi che viviamo al di fuori della comunità musulmana, per far si che non ci si indurisca il cuore nel vedere una cosa falsa e non odiarla più, tacere nel vedere la Fahisha, abituarsi a situazione che vanno contro la nostra Aqida e il nostro credo. Il Haram diventa normale.Meditare, contemplare il creato e cogliere i segni che Allah swt ci manda, un percorso lungo che ha bisogno di pazienza e continuità ma che ci porterà alla retta via se Dio vuole. Subhan Allah.Wallahu A'lam, Che Allah perdoni ogni mia incomprensione.



Appunti di Samarkand Abou El Kheir
Lezione: Usama El Santawy

martedì 17 gennaio 2012

Come dare un buon consiglio?

Cosa fare affinché un consiglio sia un buon consiglio?

Quali sono le tappe affinché questo possa avere effetto?

1) Cercare il compiacimento di Allah nel dare il consiglio

2) Non calunniare la persona alla quale si sta dando il consiglio

3) Il consiglio va dato in segreto

4) Il consiglio va dato con benevolenza, gentilezza e dolcezza

5) Non costringere le persone a seguire i consigli

6) Scegliere il momento migliore, il momento più adatto per dare un consiglio

7) Assicurarsi che il consiglio sia giusto 

8) Assicurarsi che il consiglio venga dato alla persona giusta ed assicurarsi che quella persona ne abbia realmente bisogno

9) Non caricare una persona di un carico che può essere più grande della sua portata

10) Non uscire fuori dai binari del Corano e della Sunna nel dare un consiglio

11) Il consiglio va dato in una lingua comprensibile all'interlocutore



wallahu a'lam

sabato 18 giugno 2011

La salvaguardia della religione

La salvaguardia della religione
L’Islam è la rivelazione divina, completa e perfetta, proveniente da Allah Onnipotente per il benessere a la salvezza dell’umanità. Tutti i Profeti precedenti inviati da Allah, come Noè, Abramo, Mosè e Gesù(pace su di loro), erano musulmani mandati presso le loro genti con il messaggio di base dell’Islam - adorare Allah senza associarGli idoli o altre divinità - e regolamenti specifici adatti alle popolazioni cui appartenevano.
Allah l’Eccelso dice:
(Non inviammo prima di te nessun messaggero senza rivelargli: LA ILAAHA ILLA ANA [Non c’è altro dio che Me], AdorateMi!) (21:25)
Muhammad ibn Abdullah (pbsl) è l’ultimo dei Profeti e dei Messaggeri di Allah a cui è stata donata la versione completa e definitiva dell’Islam e della Legge Rivelata, che rimarrà valida per tutta l’umanità fino all’arrivo del Giorno della Resurrezione; egli (pbsl) è stato inviato a tutti gli uomini con il codice delle leggi islamiche stabilito da Allah, il Saggio l'Onnisciente.
Allah l’Altissimo dice:
(Muhammad non è il padre di nessuno dei vostri uomini; egli è l’inviato di Allah e il Sigillo dei Profeti.) (33:40)
E Allah l’Eccelso dice:
(Oggi ho reso perfetta la vostra religione, ho completato per voi la Mia grazia e mi è piaciuto darvi per religione l’Islam.) (5:3)
E dice:
(Invero la religione presso Allah è l’Islam.) (3:19)
E dice:
(Chi vuole una religione diversa dall’Islam, il suo culto non sarà accettato, e nell’altra vita sarà tra i perdenti.) (3:85)
Il Messaggero di Allah (pbsl) spiegò il suo ruolo, rispetto ai Profeti di Allah venuti prima di lui, con una similitudine dicendo:
«Il mio esempio e l'esempio dei Profeti che mi hanno preceduto è come quello di una persona che ha costruito una bellissima casa: essa era perfetta e magnifica tranne per un singolo mattone mancante (in un angolo). La gente che vedeva la casa la ammirava ma poi si domandava perché mai il proprietario avesse lasciato quell’unico mattone mancante. Io sono quel mattone; sono il Sigillo dei Profeti (per tutta l'umanità).» [1]
Tutti gli uomini sono concordi nell’affermare il principio generale secondo cui la verità, la giustizia e l’onestà devono essere sostenute e difese in caso di attacco da parte delle forze della falsità, della tirannia e della malvagità. Per i musulmani questo è un obbligo molto importante e devono sforzarsi di promuovere la verità, la giustizia e l’onestà con tutti i mezzi legittimi disponibili. Per le società secolarizzate, la religione è considerata puramente come un affare privato: secondo la legge, la vita pubblica deve essere guidata da principi e istituzioni secolari e, in nessun caso, non secondo la religione o le leggi religiose. E’ necessario ricordare che lo stesso secolarismo è nato come reazione agli eccessi e ai conflitti fra le chiese cristiane e i vari monarchi e re d’Europa.
Ciò ci permette di introdurre il delicato argomento di ‘Jihad’ (lotta, sforzo), una parola altamente diffamata ed abusata. Il seguente versetto del Sublime Corano, letto nel suo contesto più completo, fornisce la regola generale circa la Jihad:
(Combattete per la causa di Allah contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, ché Allah non ama coloro che eccedono.) (2:190)
In breve, la Jihad significa che ai musulmani è permesso combattere per proteggersi contro l’aggressione, lo sfruttamento e la repressione, ma sempre senza cadere nell’eccesso, in quanto proibito. La radice araba della parola Jihad significa ‘sforzo’ ed include non soltanto la lotta contro gli oppressori ed i tiranni, ma anche, ad un livello generale, lo sforzo per promuovere il bene e combattere il male. La Jihad è il più onorevole principio islamico, poiché soltanto grazie ad essa l’Islam, assieme alle più importanti verità, alla giustizia e alle opere buone, sono protetti ed i musulmani stessi possono difendersi da coloro che li aggrediscono. È obbligo di ogni musulmano credere e praticare la Jihad fin dove gli è possibile: i compiti più onerosi sono riservati a coloro aventi maggiori abilità, ma anche il povero ed il disabile devono dare il loro sostegno morale e pregare affinché giunga la vittoria.
La Jihad veniva praticata anche nelle religioni precedenti. Poiché il male fa parte della storia umana, ed è presente in ogni luogo, la Jihad fu stabilita e definita per fermare la tirannia e l’ingiustizia, e per rimuove i sovrani e i regimi criminali. La Jihad fu creata per proibire alla gente la venerazione degli dei e dei semidei fasulli e per far loro conoscere la realtà del culto di Allah, Dio unico che non ha figli, soci o compagni. Altro scopo della Jihad è quello di rimuovere le ingiustizie e far conoscere all’uomo la misericordia, la giustizia e la pace presenti nel modello di vita islamico nell’interesse di ciò che è bene per l’uomo sulla terra e non nell’interesse di specifici gruppi di arabi o di gruppi musulmani di altre nazioni, poiché l’Islam è universale e non ha confini geografici o territoriali. Come riporta la tradizione, il Messaggero di Allah (pbsl) disse:
«Aiuta un fratello, sia che egli sia un oppressore o l’oppresso». Un uomo domandò: «O Messaggero di Allah! Posso aiutarlo quando è oppresso, ma come posso aiutarlo quando è l’oppressore?» Egli (pbsl) disse: «Puoi aiutarlo a non opprimere. Quello sarà l’aiuto che potrai dargli». [2]
Il messaggio e l’invito dell’Islam sono universali, rivolti a tutta l’umanità, con un codice completo di credenze, di morali ed etiche per ogni ceto sociale. L’Islam ha stabilito i principi di giustizia, d’imparzialità, di uguaglianza, di libertà, di benessere, di successo e della verità per l’uomo sulla terra. La Jihad è stata istituita non per forzare la gente ad accettare l’Islam contro la propria volontà, ma piuttosto come mezzo e meccanismo che aiuti a mantenere quella pace che permette la diffusione non violenta nel mondo intero del messaggio della religione monoteista, della giustizia e dell’uguaglianza e che lo protegge contro gli attacchi. Dopo averlo ricevuto, spetta a ciascuno di noi accettare l’Islam o meno. Lo scopo essenziale della Jihad è di spianare la strada alla propagazione pacifica del messaggio presso le genti. Allah Onnipotente afferma nel Sublime Corano:
(Non c’è costrizione nella religione. La retta via ben si distingue dall’errore. Chi dunque rifiuta l’idolo e crede in Allah, si aggrappa all’impugnatura più salda senza rischio di cedimenti. Allah è audiente, sapiente.) (2:256)
Il principio che consolida i rapporti fra i governi e la gente è basato sulla giustizia e sulla pace, poiché non può esistere una pace durevole senza giustizia. La Jihad non è ‘una guerra santa’ come viene descritta dai mezzi di informazione dell’Occidente, ma è ‘lotta’ e resistenza dignitose contro gli oppressori e coloro che si oppongono alla diffusione pacifica della parola di Allah e della fede in Lui e nell’Islam, la Sua religione. La maggior parte delle volte le motivazioni iniziali di una ‘guerra’ sono interessi personali o nazionali, interessi terreni, risorse naturali e/o altri motivi politici ed economici. L’Islam proibisce una ‘guerra’ basata su queste ragioni e ammette la Jihad nelle tre seguenti situazioni, vale a dire:
1)             La difesa della vita, della proprietà e dei confini nazionali, ma senza eccessi
Allah dice nel Sublime Corano:
(Combattete per la causa di Allah contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, ché Allah non ama coloro che eccedono.) (2:190)
2)             Rimuovere l’oppressione e battersi per i legittimi diritti della gente oppressa.
L’obbligo di respingere l’oppressione e la tirannia è menzionato nel seguente versetto del Sublime Corano:
(Perché mai non combattete per la causa di Allah e dei più deboli tra gli uomini, le donne e i bambini che dicono: «Signore, facci uscire da questa città di gente iniqua; concedici da parte Tua un alleato»?) (4:75)
Il Profeta di Allah (pbsl) disse:
«La migliore Jihad è una parola di verità davanti ad un sovrano ingiusto». [3]
3)             Difesa della fede e della religione
L’Islam ha consentito la lotta soltanto per i motivi sopra specificati e qualunque altra ragione (come la conquista di nuovi territori, interessi coloniali e la vendetta ecc.) è completamente proibita. Inoltre sono state stabilite regole rigorose di comportamento durante le ostilità: non è consentito ai combattenti islamici di uccidere in maniera fortuita, ma è permesso uccidere i soldati e le altre forze di sostegno diretto; non è ammessa, accettata, e perdonata l’uccisione di anziani, di bambini, di donne, di coloro che sono sotto cure mediche, di personale medico e di chi si sono ritirati in adorazione di Allah; è proibita la mutilazione dei corpi e degli organi dei combattenti nemici deceduti; è  vietata l’uccisione del bestiame o di qualunque tipo di animale appartenente al nemico, la distruzione delle abitazioni e l’inquinamento delle acque potabili, dei fiumi, dei laghi, delle sorgenti e dei pozzi d’acqua del nemico che si sta combattendo. Questi concetti sono basati sui molti versetti del Sublime Corano, tra cui vi è il seguente:
( e non corrompere la terra. Allah non ama i corruttori.) (28:77)
Inoltre anche molti detti del Messaggero di Allah (pbsl) stanno alla base di queste regole, come ad esempio quando disse:
«.....non tradite, non siate eccessivi, non mutilate e non uccidete un neonato. » [4]
Tali principi si basano anche sulla raccomandazione che il primo Califfo, Abu Bakr, fece ai suoi capi militari quando affidò loro l’incarico della Jihad. Egli disse: «Ascoltate ed obbedite i seguenti dieci ordini e istruzioni: non tradite (se fate una promessa); non sottraete il bottino di guerra; non venite meno al vostro impegno di fedeltà; non mutilate il corpo dei combattenti nemici uccisi o che sono morti; non uccidete un bambino o un minore; non uccidete un anziano o un’anziana; non uccidete una donna; non sradicate un albero di palma da datteri, né un qualsiasi altro albero e nemmeno bruciateli; non tagliate o distruggete un albero da frutto; non uccidete una pecora femmina, una mucca o un cammello tranne che per procurarvi cibo di cui avete bisogno; sicuramente vi capiterà di incontrare gente che si è isolata e reclusa per poter adorare Allah, come i monaci e persone simili: lasciateli soli e non disturbateli; sicuramente vi capiterà di fermarvi presso la gente che troverete sulla vostra strada, che vi offrirà ogni tipo di cibo: ogniqualvolta che ne mangiate, invocate il nome di Allah su di esso; certamente vi capiterà di incontrare un gruppo di persone con il centro della testa rasato e con lunghe trecce di capelli tutt’attorno: vi è permesso combattere ed uccidere questa gente, poiché sono i guerrieri dei nemici che indossano le loro spade per uccidervi.».
I prigionieri di guerra non devono essere torturati, umiliati, né mutilati; non possono essere imprigionati in celle troppo strette o essere privati del cibo e delle bevande necessarie al punto da farli morire. Il Sublime Corano afferma:
([loro] che, nonostante il loro bisogno, nutrono il povero, l’orfano e il prigioniero; [e interiormente affermano:] «E’ solo per il volto di Allah, che vi nutriamo; non ci aspettiamo da voi né ricompensa, né gratitudine.) (76:8-9)
Il governo islamico ha il diritto di liberare i prigionieri di guerra senza avanzare nessuna richiesta di pagamento, ma anche, al contrario, a seguito di un accordo per il versamento del riscatto; tuttavia è anche possibile scambiare i prigionieri di guerra per liberare i fratelli musulmani catturati dal nemico. Ciò si basa sul seguente versetto del Sublime Corano:
(Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente. In seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto, finché la guerra non abbia fine. Questo è [l’ordine di Allah]. Se Allah avesse voluto, li avrebbe sconfitti, ha voluto mettervi alla prova, gli uni contro gli altri. E farà sì che non vadano perdute le opere di coloro che sono stati uccisi sulla via di Allah.) (47:4)
La legge islamica sancisce che i perdenti di un conflitto che vanno a fare parte dei residenti non musulmani dello stato islamico, le loro famiglie, i loro possedimenti e le proprietà terriere godono della protezione da parte del governo e sono inviolabili. Nessuno ha il diritto di impossessarsi dei beni o della ricchezza dei non musulmani residenti, di umiliarli, di ledere il loro onore o di attaccarli ingiustamente. Allo stesso modo, le loro credenze e pratiche religiose devono essere rispettate secondo il limite stabilito dalla legge. Ad esempio, Allah dice nel Sublime Corano:
([Essi sono] coloro che, quando diamo loro potere sulla terra, assolvono all’orazione, versano la decima, raccomandano le buone consuetudini e proibiscono ciò che è riprovevole. Appartiene ad Allah l’esito di tutte le cose.) (22:41)
I non musulmani residenti in una nazione islamica sono tenuti a pagare una tassa minima chiamata ‘Jizyah’: ovvero una specifica tipologia d’imposta procapite versata da coloro che non vogliono accettare l’Islam e desiderano mantenere la loro religione mentre vivono in uno stato avente una giurisdizione islamica. Per esempio, nei primi paesi islamici, mentre i musulmani benestanti pagavano il 40% sul patrimonio accumulato, i residenti non musulmani pagavano la Jizyah, che era suddivisa in tre categorie: la classe abbiente versava l’equivalente della somma di quarantotto Dirhams[5] l’anno, la classe media, quali i mercanti, i commercianti e i coltivatori, l’equivalente della somma di ventiquattro Dirhams l’anno e la classe operaia, ovvero i panettieri, i carpentieri, gli idraulici e simili, l’equivalente della somma di dodici Dirhams l’anno. Tale imposta viene versata in cambio della protezione personale e patrimoniale dei residenti non musulmani.  Il generale Khalid bin al-Waleed, capo e comandante dell’esercito islamico, fece un voto di lealtà con i residenti non musulmani dell’epoca e disse: «Vi offro il mio voto di lealtà e m’impegno a proteggervi totalmente in cambio dell’imposta procapite che verserete: se vi forniamo la protezione necessaria, siamo autorizzati a richiedere tale imposta; altrimenti, non siete tenuti a pagarla». In seguito, quando l’esercito musulmano dovette abbandonare la zona per andare a combattere altrove, il governo restituì la Jizyah che era stata raccolta, giacché non era stato in grado di fornire il livello di sicurezza stipulato.[6]
Inoltre, non tutti i residenti non musulmani sono tenuti a pagare la Jizyah, ma solo chi ha una fonte di guadagno. Sono numerose le categorie di coloro che sono esenti dal pagamento, tra cui i poveri, i minori, le donne, i monaci, i non vedenti ed i disabili. Secondo le Leggi islamiche, il governo ha l’obbligo di garantire la completa protezione a queste categorie di persone e di offrire loro un’indennità finanziaria sufficientemente per vivere. Infatti, l’impegno di lealtà fatto dal generale Khalid bin al-Waleed con i residenti non musulmani della città di ‘Heerah’ in Iraq, che era sotto il governo islamico, dichiarava quanto segue:
‘Ogni persona anziana, lavoratore disabile, malato terminale e ogni benestante che è andato in fallimento e, per questo motivo merita l’elemosina da parte della sua gente avente la stessa fede religiosa,... tutte queste categorie di persone non sono tenute a pagare l’ imposta procapite. Avranno, inoltre, diritto a un’indennità sufficiente per vivere elargita dal Ministero del Tesoro Islamico per sé e per i membri delle loro famiglie di cui sono responsabili.’ [7]
Un altro esempio è quello di Omar bin al-Khattab, il secondo Califfo, che una volta passò di fianco ad un anziano uomo ebreo che stava chiedendo l’elemosina. Omar domandò in giro chi fosse quell’uomo e venne a sapere che era un non musulmano residente dello stato islamico. Immediatamente disse: «Non siamo stati giusti con te! Abbiamo riscosso la Jizyah da te mentre eri giovane e capace, ma ti abbiamo trascurato nella tua vecchiaia!» Omar portò l’anziano ebreo a casa sua e gli offrì tutto il cibo ed i vestiti che trovò. In seguito, diede istruzioni agli incaricati del Ministero del Tesoro, dicendo:
«Controllate, sorvegliate ed osservate la situazione di gente simile. Offrite sufficiente assistenza da parte del Ministero del Tesoro Islamico a loro e ai membri delle loro famiglie.»
Allah dichiara nel Sublime Corano:
(Le elemosine sono per i bisognosi, per i poveri...) (9:60)
[cioè l’inizio del famoso versetto sulla Zakah (elemosina obbligatoria)] in un’interpretazione di questo passo, i poveri sono i musulmani e i bisognosi sono i residenti non musulmani dello stato islamico.[8]




[1] Trasmesso da Bukhari n.3341 e da Tirmidhi, n. 2862.
[2] Trasmesso da Bukhari e Muslim
[3] Trasmesso da Tirmidhi, Ahmad
[4] Trasmesso da Muslim, n. 1731
[5] Un Dirham è la moneta islamica il cui valore è equivalente a 2,28 grammi di argento. Oggi, nonostante il nome ‘Dirham’ sia ancora in uso presso alcuni paesi arabi islamici, la valuta moderna non corrisponde più allo stesso valore.
[6] Questo è un noto episodio della storia islamica: si veda anche Baladthuri, Futuh al-Buldan, durante la conquista dello Sham (regione siriana) 
[7] Abu Yousuf, al-Kharaj, p.144
[8] Ibid, p.126 

domenica 12 giugno 2011

I diritti dei poveri e dei bisognosi

I diritti dei poveri e dei bisognosi
Allah loda coloro che, spendendo per la Sua causa, aiutano i poveri e i bisognosi della società islamica, come indicato nel versetto del Sublime Corano:
(e sui cui beni c’è un riconosciuto diritto, per il mendicante ed il diseredato;) (70:24-25)
In effetti, la carità fatta ai poveri e ai bisognosi è considerata come una delle azioni più virtuose; anzi, nel Sublime Corano Allah avverte chi cela e accumula ricchezza e che non spende per la Sua causa, dicendo:
(La carità non consiste nel volgere i volti verso l’Oriente e l’Occidente, ma nel credere in Allah e nell’Ultimo Giorno, negli Angeli, nel Libro e nei Profeti e nel dare dei propri beni, per amore Suo, ai parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti diseredati, ai mendicanti e per liberare gli schiavi...) (2:177)
Allah ha promesso a chi possiede ricchezza e non rispetta il diritto dei poveri e dei bisognosi, come da Lui comandato, che riceverà una severa punizione nel Giorno della Resurrezione, come indicato nel Sublime Corano:
(...Annuncia a coloro che accumulano l’oro e l’argento e non spendono per la causa di Allah un doloroso castigo). (9:34)
Per questo motivo la Zakah è uno dei pilastri dell’Islam: è pagata in base ad una percentuale fissa (2,5%) della ricchezza accumulata e posseduta per un intero anno. I musulmani devono offrire spontaneamente l’importo dovuto come segno di obbedienza agli ordini di Allah e devono pagarlo ai poveri e ai bisognosi. La Zakah è obbligatoria per coloro il cui patrimonio raggiunge la soglia minima necessaria. Allah afferma nel Sublime Corano:
(eppure non ricevettero altro comando che di adorare Allah, tributandoGli un culto esclusivo e sincero, di eseguire l’orazione e di versare la decima. Questa è la Religione della verità). (98:5)
Se un musulmano nega il pagamento della Zakah, è dichiarato miscredente; inoltre se rifiuta apertamente e pubblicamente di versare quanto dovuto ai bisognosi, il sovrano musulmano ha l’obbligo di combatterlo fino a quando egli non paghi la somma richiesta. Questo perché il rifiuto di rispettare il pagamento della Zakah va a danno della gente bisognosa e povera della società islamica cui spetta questo diritto. Durante il periodo iniziale della società musulmana Abu Bakr, il secondo dei Califfi ben guidati, mosse guerra contro un gruppo di persone che rifiutò di pagare la Zakah dichiarando: «Per Allah! Se si rifiuteranno di pagare la Zakah, come in precedenza la offrivano al Profeta (pbsl), fosse anche solo per il valore di una capra (o in un’altra narrazione: pezzo di corda), li combatterò in nome di essa [cioè fino a che non pagano completamente l’importo dovuto]».
La Zakah è prescritta secondo i seguenti principi e condizioni:
1.        l’obbligo di pagare la Zakah è solo per la persona che possiede il Nisab’ (un determinato livello di ricchezza, come stipulato della Shari'ah islamica), che deve essere al netto delle necessità di base della persona pagante, in altre parole del cibo, dell’abitazione, del trasporto e di un abbigliamento adeguati.
2.        la persona che paga Zakah deve aver posseduto l’importo pari al Nisab per un periodo di un anno e deve poter soddisfare i suoi bisogni essenziali. Il pagamento della Zakah non è richiesto se il periodo del Nisab è inferiore a un anno.
L’Islam indica le categorie di persone autorizzate a ricevere la Zakah, basandosi sul versetto del Sublime Corano:
(Le elemosine sono per i bisognosi, per i poveri, per quelli incaricati di raccoglierle, per quelli di cui bisogna conquistarsi i cuori, per il riscatto degli schiavi, per quelli pesantemente indebitati, per [la lotta sul] sentiero di Allah e per il viandante. Decreto di Allah! Allah è saggio, sapiente.) (9:60)
La Zakah è pari al 2,5% del totale dei fondi che non sono stati utilizzati per un anno intero. L’Islam impone Zakah per sradicare la povertà dalla società islamica e risolvere i problemi a essa associati, come il furto, l’omicidio, l’aggressione alle persone e l’assalto alle proprietà, nonché richiama alla mente il benessere sociale e il supporto reciproco fra i membri della società islamica. La Zakah è inoltre utilizzata per soddisfare le necessità dei bisognosi, degli indigenti e per risarcire i debiti di chi non può saldarli a causa di un valido e legittimo motivo. Infine, il pagamento della Zakah purifica il cuore, l’anima e la ricchezza della persona che tramite essa, quando pagata con cuore puro, diventa meno egoista, avida e avara. Allah Onnipotente dice nel Sublime Corano:
(Coloro che si saranno preservati dalla loro stessa avidità saranno quelli che prospereranno). (64:16)
La Zakah purifica i cuori anche dei meno abbienti poiché, vedendo che i ricchi e i benestanti della società versano quello che è loro richiesto e rispettano il diritto dei fratelli meno fortunati, essi nutriranno un minor sentimento d’odio, di gelosia e amarezza nei loro confronti.
Nel Sublime Corano Allah Onnipotente avverte chi rifiuta di versare la loro parte di Zakah che riceverà una punizione severa:
(Coloro che sono avari di quello che Allah ha concesso loro della Sua grazia, non credano che ciò sia un bene per loro. Al contrario è un male: presto, nel Giorno del Giudizio, porteranno appeso al collo ciò di cui furono avari. Ad Allah l’eredità dei cieli e della terra; e Allah è ben informato di quello che fate.) (3:180)

Oh credenti

"Non è forse giunto, per i credenti, il momento in cui rendere umili i loro cuori nel ricordo di Allah e nella verità che è stata rivelata, e di differenziarsi da quelli che ricevettero la Scrittura in precedenza e che furono tollerati a lungo [da Allah]? I loro cuori si indurirono e molti di loro divennero perversi"