lunedì 30 maggio 2011

I diritti degli animali

Gli animali domestici devono essere nutriti in maniera appropriata, ricevere cure adeguate ed essere trattati gentilmente. E' stato riportato che l'Inviato di Allah (pbsl) disse:


"Una donna andò all'inferno per aver segregato un gatto fino a farlo morire. Ella non gli diede da mangiare, ne gli offrì acqua da bere e nemmeno lo lasciò libero di vagare per mangiare gli insetti della terra" [Bukhari n.5702 Muslim n.1661]


Gli animali non devono essere torturati, feriti o picchiati per nessun motivo, così come quelli da traino non devono essere sovraccaricati a tal punto da non poter sopportare il carico. Il Messaggero di Allah (pbsl) disse:


"Allah maledice chi brucia un animale con la marchiatura ed il tatuaggio" [Bukhari n.2236 Muslim n.1958]


L'Islam proibisce l'utilizzo di un animale vivo. E' stato riportato che Ibn Umar (ra), passando accanto ad un gruppo di giovani uomini del clan di Quraish, vide che usavano un uccello come bersaglio vivo. Dopo aver chiesto chi avesse fatto tale azione, Ibn Umar (ra) commentò: "Che Allah maledica la persona usa quest'uccello come bersaglio" Egli si riferiva al hadith del Profeta (pbsl), che disse:


"Che Allah maledica chi utilizza un essere vivente come bersaglio" [Bukhari n.5196 Muslim n.1958]


L'Islam inoltre, condanna chi, dopo aver ucciso un animale, lo mutila. [Bukhari n.5196]

Come riportato nell'Hadith riportato da ibn Masoud, l'Islam proibisce di maltrattare o fare del male agli animali:

"Eravamo in viaggio in compagnia del Messaggero di Allah (pbsl), quando egli (pbsl) si allontanò per un bisogno. Mentre era assente, vedemmo un codirosso con due pulcini; glieli prendemmo e il codirosso ci venne dietro e prese a svolazzarci intorno. Venne il Profeta (pbsl) e disse:

"Chi ha messo quest'uccello in angustia per i suoi piccoli? Restituitele i suoi piccoli!". Poi vide che avevamo bruciato un formicaio, e cosi' disse: "Chi l'ha bruciato?", "Noi", rispondemmo; "Non conviene che a tormentare col fuoco sia altri che il Signore del Fuoco", osservò. [Abu Dawud n.5268]


Inoltre, l'Islam comanda di utilizzare clemenza quando gli animali vengono uccisi a scopo alimentare. Non è permesso infatti affilare la lama davanti all'animale che sta per essere sgozzato o alla presenza di altri capi di bestiame, come non è consentito uccidere tirando il collo dell'animale, battendolo, nè per mezzo dell'elettrocuzione, etc. E' ugualmente vietato iniziare a scuiare l'animale prima che sia definitivamente morto, Il PRofeta (pbsl) disse:


"In verità Allah ti ordina di essere gentile con tutta la Sua creazione. Quindi se uccidi, fallo in maniera giusta, e se sgozzi un animale, fallo in maniera giusta. Affila pertanto il coltello per far si che la macellazione sia un procedimento facile e veloce" [Muslim n.1955]


Contemporaneamente, l'Islam ordina di uccidere gli animali e gli insetti pericolosi e dannosi, al fine di proteggere l'essere umano, essendo la sua vita sacra agli occhi di Allah, il Quale ha fatto di lui la creatura più onorevole sulla terra.

Diconseguenza, se i diritti degli animali sono importanti al cospetto di Allah, allora quelli dell'essere umano lo sono ancora di più! Alla l'Onnipotente dice del Sublime Corano:


"In verità abbiamo onorato i figli di Adamo, li abbiamo condotti sulla terra e sul mare e abbiamo concesso loro cibo eccellente e li abbiamo fatti primeggiare su molte delle Nostre creature." [17:70]


Questi ordini non hanno solo lo scopo di proteggere gli animali da qualunque atto di crudeltà, ma sono anche un mezzo per espiare i peccati i peccati del musulmano e possono diventare la ragione della propria ammissione in Jannah (il Paradiso). Il Messaggero di Allah (pbsl) raccontò:


"Un uomo che percorreva un sentiero fu assalito dalla sete. Raggiunto un pozzo vi si calò dentro, bevve a sazietà e ne uscì. Poi vide un cane con la lingua penzolante, che cercava nel fango qualche goccia per placare la sua sete. L'uomo, accortosi che il cane era assetato come lo era stato lui poco prima, discese di nuovo nel pozzo, riempì la sua scarpa d'acqua e fece bere il cane. Dio perdonò i suoi peccati per questa azione". Fu chiesto al Profeta:

"Messaggero di Dio, siamo ricompensati per la gentilezza verso gli animali?" Egli disse: "C'è una ricompensa per la gentilezza verso ogni essere vivente." [Bukhari n.5663]


tratto da "Pregiudizi correnti sui diritti dell'uomo nell'Islam"

martedì 17 maggio 2011

Lavoro: I diritti del datore di lavoro

L'Islam richiede anche ai dipendenti di intrattenere un buon rapporto con il proprio datore di lavoro, di svolgere i compiti a loro affidati al meglio delle loro abilità e ingegno. I dipendenti non devono trascurare, nè nuocere al loro titolare o al lavoro che stanno svolgendo in nessun modo. Il Messaggero di Allah (sallallahu alaihi wa sallam) disse:

"Allah ama che l'operaio sia perfetto nello svolgere il suo lavoro" (al Baihaqi)

Al fine di incoraggiare la sincerità nel lavoro e per proteggere la dignità del lavoratore, l'Islam afferma che il guadagno di un operaio che ha lavorato onestamente è il migliore di tutti i guadagni. A tale proposito il Profeta (saas) disse:

"Il guadagno migliore è ciò che si è guadagnato onestamente con il lavoro della mano" (Ahmad)


tratto da: "Pregiudizi correnti sui diritti dell'uomo nell'Islam"

lunedì 16 maggio 2011

Lavoro: I diritti del dipendente

L'Islam ha stabilito una serie di norme per regolare il lavoro e la forza lavoro. Secondo gli insegnamenti islamici, il datore di lavoro deve stabilire un rapporto cordiale e onesto con i suoi dipendenti e i suoi operai; tale rapporto deve essere basato sull'uguaglianza, sulla benevolenza e sulla fratellanza.
Ciò è indicato in un hadith del Messaggero di Allah (sallallahu alaihi wa sallam):

"I vostri operai e i vostri schiavi sono vostri fratelli: Allah li ha messi in mano vostra, ma chi ha un fratello in mano sua gli deve dare da mangiare di ciò che mangia lui, lo deve vestire come si veste lui. Non imponete loro lavori superiori alle loro forze; e, se mai glieli doveste imporre, aiutateli" [Bukhari]

L'Islam inoltre sostiene l'onore e la dignità dei lavoratori; è stato riportato che il Profeta (saas) disse:

"Il reddito migliore è quello che deriva da un lavoro onesto" [Musnad Ahmad]

In aggiunta l'Islam obbliga il datore di lavoro a dichiarare al dipendente l'ammontare della retribuzione prima che egli intraprenda il lavoro richiesto.
Il Messaggero di Allah (saas) garantì i diritti del dipendente e il salario a lui spettante, dicendo:

"Ci sono tre generi di individui di cui sarò nemico nel Giorno della Resurrezione: chi inganna gli altri giurando in mio nome, chi fa schiavo un uomo libero e sperpera il denaro e chi assume un lavoratore e rifiuta di pagarlo dopo che ha compiuto il lavoro stabilito" [Bukhari]

Il messaggero di Allah (saas) istruì i datori di lavoro del tempo dicendo loro di pagare lo stipendio all'operaio prima che gli si fosse asciugato il sudore sulla fronte. [Ibn Majah]


tratto da: "pregiudizi correnti sui diritti dell'uomo nell'Islam"

Pregiudizi: I diritti dei non musulmani nello Stato Islamico

Pregiudizio:

Alcuni che non conoscono la verità di base dell’Islam, siano essi pseudo studiosi, orientalisti o nemici dell’Islam, sostengono che questa religione non rispetta i diritti legittimi dei cittadini non musulmani residenti in uno stato Islamico.

Risposta:

La Shari’a islamica stabilisce l’insieme degli obblighi e dei diritti dei cittadini non musulmani residenti in una società islamica, come provato dalla regola generale presente nei libri di giurisprudenza islamica che afferma: “I cittadini non musulmani godono degli stessi diritti di cui godono i musulmani e devono rispettare gli stessi obblighi che i musulmani rispettano”.

Questo è il principio generale da cui vengono emanate le leggi, giuste ed eque, che conferiscono ai cittadini non musulmani residenti in una società islamica il diritto alla sicurezza, alla proprietà privata, al rispetto della propria religione, ecc..ecc.

Sono consentiti scambi d’idee e opinioni a carattere religioso con chi non pratica l’Islam e i musulmani hanno il dovere di utilizzare il metodo della discussione migliore durante i dibattiti con queste persone. Allah l’Altissimo e Sovrano di ogni cosa afferma nel Sublime Corano:

Dialogate con belle maniere con la gente della Scrittura, eccetto quelli di loro che sono ingiusti. Dite [loro]: “Crediamo in quello che è stato fatto scendere su di noi e in quello che è stato fatto scendere su di voi, il nostro Dio e il vostro sono lo stesso Dio ed è a Lui che ci sottomettiamo” [29:46]

Nel Sublime Corano Allah si rivolge a coloro che professano una fede e religione diversa dicendo:

Di': “Guardate coloro che invocate all'infuori di Allah? Mostratemi quel che hanno creato della terra. Oppure è nei cieli che sono associati [ad Allah]? Se siete sinceri, portate una Scrittura anteriore a questa, o una traccia di scienza” [46:4]

Nel suo libro sulla storia del lavoro missionario dell’Islam, l’intelletuale cristiano Sir Thomas Arnold scrive: “Basandoci sui rapporti di amicizia, che si erano sviluppati e stabiliti, fra i cristiani e i musulmani presenti nelle popolazioni arabe, possiamo affermare che la forza non fu mai l’elemento decisivo che spinse la gente a convertirsi all’Islam. Lo stesso Muhammad (saas) strinse un patto con alcune tribù cristiane; inoltre egli (saas) s’impegnò a proteggere la popolazione non musulmana e ad assicurare loro la libertà di esercitare i propri rituali religiosi.
Muhammad (saas), infatti, permise ai sacerdoti della Chiesa di esercitare i propri diritti e la propria autorità in pace e sicurezza [tratto da “Call to Islam”, p. 48].
Come affermato in un versetto del Sublime Corano, l’Islam proibisce la conversione forzata degli individui di altre fedi:

Se il tuo Signore volesse, tutti coloro che sono sulla terra crederebbero. Sta a te costringerli ad essere credenti? [10:99]

La libertà di religione presente nelle società islamiche è più volte ribadita sia nel Corano che nella Sunnah. Nella storia islamica vi sono numerosi esempi del rispetto nei confronti dei cittadini di altre professioni, anche quando molte altre società erano intolleranti nei confronti dei musulmani e prefino nei confronti della loro gente.

I musulmani hanno l’obbligo di trattare con giustizia chiunque non abbia intrapreso atti di ostilità nei loro confronti. Allah afferma nel Sublime Corano:

Allah non vi proibisce di essere buoni e giusti nei confronti di coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case, poiché Allah ama coloro che si comportano con equità [60:8]

Coloro, invece, che muovono guerra contro l’Islam, mostrano ostilità e costringono i musulmani all’esilio devono essere sottoposti ad un diverso trattamento. Allah l’Eccelso dichiara nel Sublime Corano:

Allah vi proibisce soltanto di essere alleati di coloro che vi hanno combattuto per la vostra religione, che vi hanno scacciato dalle vostre case, o che hanno contribuito alla vostra espulsione. Coloro che li prendono per alleati, sono essi gli ingiusti. [60:9]


tratto da: "pregiudizi correnti sui diritti dell'uomo nell'Islam"

giovedì 31 marzo 2011

Perchè Allah ha creato il male?

D: Perchè Allah ha creato il male, perchè non ha creato solo cose buone?

R: La lode spetta tutta ad Allah, il Signore dei mondi, Testimonio che non c'è nessuno degno di adorazione all'infuori di Allah e che Muhammad (sallallahu alaihi wa sallam) è il Suo servo e Messaggero.
Cari fratelli e sorelle, dovete sapere che fare questo tipo di domande apre la porta a dei dubbi e a delle confusioni senza fine.
Dovremmo accettare il destino decretato da Allah l'Onnipotente e crederci, sia che lo si percepisca come bene o come male, in quanto questo è uno dei più grandi principi della "Gente della Sunnah" (Ahl al Sunnah): IL CREDO NEL DESTINO.
Dovreste sapere anche che gli Studiosi, che Allah abbia misericordia di loro, hanno detto che è maleducazione dire che Allah l'Onnipotente abbia voluto il male per i Suoi servi, essendo Lui, Allah l'Onnipotente, ad averli creati. Essi usano come evidenza ciò che il Profeta Ibrahim (Abramo) su di Lui sia la pace e la benedizione, disse e citano il versetto: "Colui Che, quando sono malato, mi guarisce" [26:80]
E quello che i Jinn dissero: "Noi non sappiamo se sia stata decretata una sventura per coloro che stanno sulla terra, o se il loro Signore li voglia guidare [al bene]." [72:10]
In questi due versetti notiamo che Ibrahim (su di lui la pace) dice "quando sono malato" e non "quando Egli mi fa ammalare". quando invece si parla di un male o di una sventura, i Jinn non dicono chi ha fatto il male, mentre invece quando menzionano il bene essi menzionano Allah l'Onnipotente. E questa osservazione è stata fatta al difuori della venerazione di Allah l'Altissimo. E' stato narrato che una parte di un'invocazione del Messaggero di Allah (sallallahu alaihi wa sallam), mentre pregava di notte fosse: "...e il male non proviene da Te." [Muslim]
Se qualcuno quindi dice che può vedere il male in atto, come le malattie, i peccati, ecc., allora dovrebbe sapere che le azioni di Allah l'Onnipotente sono completamente buone e sagge. Sono assolutamente prive di male, anche se potrebbero riflettersi su alcune persone come il risultato delle loro stesse azioni e le proprie scelte.

In secondo luogo, il male è da trovare in ciò che è soggeto al Suo potere e alle Sue azioni, quindi nelle Sue creature. Questo diventa più chiaro quando consideriamo il male che alcune delle Sue creature possono arrecare e che sono soggette al Suo potere, come i serpenti e gli scorpioni. Altri sono la povertà, la siccità e simili, che Allah l'Onnipotente ha creato con una saggezza.

L'invito è comunque di cercare di evitare di fare queste domande per in quanto Allah L'Altissimo ci ha guidati a non fare questo tipo di domande e di essere sottomessi a Lui. Egli dice nel Corano: "Non sarà Lui ad essere interrogato, sono loro che lo saranno" [21:23]

E Allah ne sa di più

tratto da Islamweb

mercoledì 30 marzo 2011

Perchè esiste la sofferenza?

La lode spetta ad Allah.


Allah (Dio) l'Altissimo è il più misericordioso e il più compassionevole senza nessun dubbio.
Ciò che Egli fa non è sempre comprensibile alle nostre menti. Ciò che semplifica questa questione è il fatto che noi siamo consapevoli del fatto che Allah sia equo, giusto, saggio e consapevole. Questo significa che qualsiasi cosa, Egli, l'Altissimo fa è legittimata da uno scopo del quale non siamo in grado di comprenderne il perchè.
Per esempio, un attento e amorevole dottore e padre potrebbe essere costretto ad amputare la gamba del suo unico figlio. Non c'è dubbio sul fatto che il padre ami suo figlio. La sua azione è stata per il bene del suo amato figlio nonostante possa sembrare crudele a coloro che non conoscono le circostanze.
Allah, l'Onnipotente, è l'esempio più grande e alto e le Sue creature non gli chiedono delle Sue azioni come è citato nella sura 21 al versetto 23: "Non sarà Lui ad essere interrogato, sono loro che lo saranno."

E' convinzione del musulmano credente che la sofferenza del dolore, della fame, dell'incidente tragico, ecc sono dovuti ai propri peccati che vengono cancellati da Allah, al musulmano, tramite queste sofferenze. Allah dice nella sura 42 versetto 30 "Qualunque sventura vi colpisca, sarà conseguenza di quello che avranno fatto le vostre mani, ma [Allah] molto perdona."
Inoltre generalmente l'uomo durante i periodi di crisi si avvicina molto ad Allah e si pente e chiede perdono, mentre durante i tempi in cui è agiato e comodo si allontana dal ricordare Allah e usa i beni e i doni che gli sono stati dati per commettere peccati dopo peccati.

Allah l'Onnipotente ha mostrato all'uomo la via del bene e del male e gli ha dato il potere e la volonta di scegliere. Pertanto l'uomo è responsabile per le sue azioni e le punizioni che ne derivano. La vita in questo mondo è solamente un test, una prova ma i risultati li sapremo in futuro e Allah ne sa di più.

Tratto da IslamQ&A

martedì 15 febbraio 2011

Le condizioni per poter vivere in terra non islamica

Le condizioni per poter vivere in un paese non musulmano:


Per poter proteggere il suo status di musulmano, l’individuo deve poter difendere se stesso e la sua religione. Per poter far questo deve, il musulmano, possedere scienza e fede, oltre ad una grande forza per poter garantire stabilità alla propria religione senza rincorrere nel rischio di deviazioni dovute alla mancanza di conoscenza o di debolezza nella fede e deve essere implicita l’inimicizia verso i miscredenti rimanendo lontani dall’affezionarsi e il penarsi per loro in quanto questi sentimenti posso provocare delle contravvenzioni nella fede.


Dice Allah: 22. Non troverai alcuno, tra la gente che crede in Allah e nell'Ultimo Giorno, che sia amico di coloro che si oppongono ad Allah e al Suo Inviato, fossero anche i loro padri, i loro figli, i loro fratelli o appartenessero al loro clan. Egli ha impresso la fede nei loro cuori e li ha rafforzati con uno spirito proveniente da Lui. Li farà entrare nei Giardini dove scorrono i ruscelli, in cui rimarranno in perpetuo. Allah si compiace di loro e loro si compiacciono di Lui. Essi sono il partito di Allah. Ebbene, il partito di Allah non è forse quello di coloro che trionferanno? (al mujadalah)


Dice Allah: 51 O voi che credete, non sceglietevi per alleati i giudei e i nazareni, sono alleati gli uni degli altri. E chi li sceglie come alleati è uno di loro .

In verità Allah non guida un popolo di ingiusti.

52 Vedrai quelli che hanno una malattia nel cuore correre verso di loro dicendo: «Temiamo un rovescio del destino». Ma se Allah darà la vittoria o un ordine da parte Sua, eccoli rimpiangere i loro pensieri segreti. (al ma’eda)


E disse il Profeta, che la benedizione e la pace siano su di lui, “Chi ama un popolo (di conseguenza) è uno di loro, e l’uomo sta con chi ama”


L’amore per i nemici di Allah è una grande minaccia per il musulmano in quanto l’amicizia comporta all’approvazione delle loro azioni e il musulmano seguendolo non denuncerebbe il male che fa per questo il Profeta, che la benedizione e la pace siano su di lui, dice: “Chi ama un popolo (di conseguenza) è uno di loro”


La seconda condizione: il musulmano deve essere in grado di applicare la sua religione nel posto in cui si trova secondo i riti islamici senza alcuna restrizione, perciò non deve essergli vietato di eseguire la preghiera, il Venerdì, il raggruppamento per le preghiere, se c’è la possibilità di fare la preghiera di gruppo e chi possa tenere la preghiera del Venerdì.

Non possono esserci restrizioni per quanto riguarda la Zakat, il digiuno, il pellegrinaggio e tutti gli altri riti religiosi. Se non avesse le possibilità di fare ciò, allora non gli è lecito rimanere dove è emigrato

Dice l’Altissimo: “Gli angeli, quando faranno morire coloro che furono ingiusti nei loro stessi confronti, diranno: " Qual era la vostra condizione?" Risponderanno: "Siamo stati oppressi sulla terra". [Allora gli angeli] diranno: "La terra di Allah non era abbastanza vasta da permettervi di emigrare?". Ecco coloro che avranno l'Inferno per dimora. Qual tristo rifugio”.


E questa minaccia indica un obbligo. Quest’obbligo è l’applicare la propria religione per chi naturalmente ne ha la possibilità.

La migrazione per necessità è obbligatoria.


Una volta che si completano queste due condizioni basilari, ci sono altri punti da applicare per coloro che vivranno in Dar al Kufr:


Il primo punto: la da’wah, ovvero l’invito all’islam, e lo stimolare all’islam e questo è un tipo di jihad ed è un obbligo per tutti coloro che ne hanno la possibilità, a condizione che, per adempiere alla da’wah, non ci siano impedimenti e che ci sia chi ascolta, perché l’invito all’islam è un obbligo religioso per tutti ed è la via del Messaggeri e così ci ordinò il Profeta (saas) di annunciare di lui in tutte le epoche e in tutti i posti e disse (saas): “Parlate di me, anche di un solo versetto”


Il secondo punto: si devono studiare i miscredenti per renderli coscienti della corruzione dei loro principi e dello sviamento nel loro credo, la dissolutezza della loro morale e l’anarchia comportamentale; questo per avvertire la gente dell’inganno in cui sono e per palesare agli interessati la loro condizione. Anche questo stile di vita è un tipo di jihad classificato nell’avvertire dalla miscredenza e la sua gente insieme al risveglio nell’islàm e sotto la sua guida in quanto la corruzione (la nullità) della miscredenza sono la prova dell’integrità dell’islàm come si è detto: se non riesce nel suo intento di fermare ciò che si diffonde in loro e avvertirli da esso, allora, non vi è utilità nella sua permanenza, e se il suo intento riesce ma con un male maggiore come per esempio affrontare le sue azioni con l'insultare l'islam e il messaggero dell'islam e gli imam dell'islam, allora ci si deve fermare per le parole dell’Altissimo “Non insultate coloro che essi invocano all'infuori di Allah, ché non insultino Allah per ostilità e ignoranza . Abbiamo reso belle, [agli occhi di ogni comunità], le loro proprie azioni. Ritorneranno poi verso il loro Signore ed Egli li renderà edotti sul loro comportamento.” (il bestiame:108)


Il terzo punto : per la permanenza lo Stato islamico deve tessere delle relazioni con lo Stato miscredente; le Ambasciate dovrebbero regolare la permanenza, per esempio l’addetto alla cultura dovrebbe seguire gli studenti nelle loro esigenze, controllarli e sostenerli nella loro educazione religiosa e nella loro educazione comportamentale, così che la sua permanenza possa essere un grande bene per evitare grandi mali.


Il quarto punto: la permanenza è ammissibile quanto c’è necessità come per il commercio o la cura, quindi la permanenza è relativa alla necessità e i sapienti hanno fatto notare la lecità di andare in terre non musulmane per motivi di commercio, basandosi su comportamenti analoghi fatti da alcuni compagni del Profeta.


Il quinto punto: è stare per motivi di studio, ed è uguale a ciò citato prima, è permanenza per bisogno, ma è più pericolosa e con effetti più devastanti sui principi religiosi e la spiritualità della persona in quanto lo studente proverà dei sentimenti di legame con la gente del suo rango e i suoi insegnanti, fino ad ammirarli e convincersi della loro innocenza, dei loro pensieri e comportamenti così da imitarli tranne coloro che Allah vuole e questi sono pochi. Lo studente sente magari di doversi guadagnare i favori degli insegnanti e li lusingano per quello che fanno nello sviamento e nella deviazione. Lo studente, nel luogo dove apprende, ha dei compagni dai quali prenderà amici che amerà e sui quali si appoggerà e acquisirà. Per la pericolosità di questo punto è compito imparare più di quanto detto fino ad ora e mettere altre condizioni:


1) Lo studente deve essere maturo e intelligente così da distinguere ciò che va bene e ciò che fa male e che possa avere lo sguardo a delle prospettive longeve, mentre i più piccoli d’età e coloro che hanno un intelligenza ridotta sono in grande pericolo per quanto riguarda la religione, il comportamento così come ne è stato e ne è testimone ciò che avviene. Molti di questi che sono stati inviati sono tornati senza quello che avevano alla partenza tornando deviati nella religione, nel educazione, nel comportamento così diventa per loro e per la loro società un male per questi aspetti per quello che gli è stato insegnato e del quale sono stati spettatori. L’esempio chi invia questi è come l’esempio di chi manda le pecore a dei cani feriti.

2) Lo studente deve avere conoscenza sciaraitica a sufficienza da distinguere tra la verità e la falsità, combattere la falsità con la verità affinché non venga ingannato da ciò su cui si trovano di falso al punto di dubitare che è vero o che rimanga confuso o che pensa che sia impossibile difendersi così da rimanere perplesso o che segua la falsità. E nell’invocazione trasmessa “Oh Allah mostrami il vero, vero e graziami nell’esserne seguace; e mostrami il falso, falso e graziami nell’evitarlo, e non mi lasciare perplesso a proposito così da non sviare”


3) Lo studente deve avere una religiosità che lo protegge, delle barricate contro la miscredenza e l’immoralità, chi è debole religiosamente non resisterà, tranne se lo vorrà Allah, e questo è dovuto alla forza degli attaccanti e alla debolezza dei difensori. Le cause della miscredenza e delle immoralità, di la, sono forti, tante e diversificate così che se trova un cliente debole fa quello che vuole fare.


4) La necessità della Conoscenza per la quale permane deve essere una conoscenza utile per gli interessi dei musulmani e che non c’è nei paesi di loro provenienza, perciò se è una conoscenza che non fa gli interessi dei musulmani o che è presente nei nelle scuole paesi islamici allora non è consentito rimanere a causa dei pericoli che corre la religiosità e l’educazione e lo spreco dei beni senza nessuna utilità.


5) Più pericolosa e grave di qualsiasi altra è la permanenza per residenza per le deviazioni e la completa mescolanza con il popolo della miscredenza e per il sentimento di cittadinanza e per l’affetto nazionale a cui viene portato, la fedeltà, così da aumentare il nero dei miscredenti (aumentarli nello sviamento) e viene educato in mezzo alla gente della miscredenza, così da assumere la loro educazione e i loro usi ed è possibile che li copino anche nei principi (aqidah) e nell’adorazione, per questo è venuto in un detto del Profeta (sallallahu ‘alayhi wa sallam) “chi si mescola con il miscredente e ci abita assieme è uno di loro”

E questo detto, anche se nella trasmissione è debole, da l’opinione che l’abitare porta a dei problemi, e da qays bina bi hazem, da jarir bin abd allah, che allah si compiaccia di lui, il profeta, sallallahu ‘alaihi wa sallam, disse: “io disapprovo qualsiasi musulmano che viva insieme ai miscredenti, dissero oh messaggero di Allah e perché? Disse: non immaginate i due fuochi.

E come può un fedele stare tranquillo in terre non islamiche, dove sono diffuse pratiche non islamiche, e dove il governo non è quello che vuole e il suo messaggero, egli vede ciò con i suoi occhi e lo sente con le sue orecchie e lo accetta! Addirittura si rende cittadino di quegli stati abitandoci e portandoci la sua famiglia come fosse un paese islamico, malgrado il grande pericolo che incombe su di lui e la sua famiglia.


Oh credenti

"Non è forse giunto, per i credenti, il momento in cui rendere umili i loro cuori nel ricordo di Allah e nella verità che è stata rivelata, e di differenziarsi da quelli che ricevettero la Scrittura in precedenza e che furono tollerati a lungo [da Allah]? I loro cuori si indurirono e molti di loro divennero perversi"